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Biografie, Catalogo, Narrativa, Sardegna

L’ARCANO MINORE – Eleonora d’Arborea tra mito e realtà

Posted: 27 Ottobre 2014 @ 4:59   /   by   /   comments (0)


  • formato 15 x 21
  • pagine 205
  • Brossura filo refe
  • ISBN 978-88-95226-12-5
  • Anno 2011
  • Euro 15,00

Introduzione di Giacomo Mameli

Premio Fiuggi-Storia opera prima 2011 come romanzo storico

Disponibile anche in ebook (sia in formato epub sia mobi)

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[…] Come fare, in che modo agire: era l’ultimo quesito per l’ultima carta da mettere al centro della croce, nel punto di intersezione dei due bracci. Eleonora ripiegò tra le dita un lembo dell’ultima delle nàibi e la tirò fuori dal mazzo. Era un Arcano Minore. Sapeva che sarebbe stata quella la carta definitiva, l’aveva sempre saputo. Comparve la Regina di Spade, il cuore di tutto; era ciò che sentiva di essere da quand’era venuta al mondo: una donna sola che può contare solo su se stessa. […]

Un velo di mistero accresce la fama di Eleonora d’Arborea, che la storia consegna al mito per farne un’eroina di imperitura memoria.
Carlo Cattaneo, un grande intellettuale del XIX secolo, scrisse di lei: “… è la figura più splendida di donna che abbiano le storie italiane, non escluse quelle di Roma antica”.

Che cosa dunque la rende così tanto speciale? Anzitutto il fatto di essere donna e regina in un mondo declinato al maschile. Nel XIV secolo Eleonora lega il suo nome alla storia della Sardegna: regge le sorti del giudicato di Arborea per quasi vent’anni e fa suo il sogno irredentista del padre, Mariano IV, che voleva riunire la Sardegna in un unico regno. La sua opera raggiunge l’apice nella promulgazione di un corpo di leggi scritte, la Carta de Logu, che per chiarezza e innovazione non ha eguali nella sua epoca e costituisce una pietra miliare nella storia del diritto.

Ma Eleonora d’Arborea è soprattutto una donna e una madre, una figlia e un’amante, nella cornice di una Sardegna arcaica, che profuma di incenso e zolfo, la terra aspra dove magia e superstizione piegano all’irrazionale il corso degli eventi.
Il libro di Stefania De Michele prova a seguirne le tracce lasciate dai pochi documenti che ci sono pervenuti, e ci restituisce (prendendosi qualche libertà) la vita di una donna che ha saputo cambiare la storia della propria terra.

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Nata a Milano il 23 Aprile del 1971 (da madre milanese e padre cagliaritano), è laureata in Scienze Politiche. Prima di dedicarsi al giornalismo Stefania De Michele ha giocato a basket a livello professionistico arrivando a conquistare la maglia della nazionale. Per anni redattrice dell’emittente televisiva Sardegna Uno ha collaborato con Mediaset, Sky e Agon Channel Tv. Oggi lavora nella redazione di Videolina. 

Sito web: www.stefaniademichele.com

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Dalla pre­fa­zione di Gia­como Mameli

È giu­sto ripor­tare in primo piano la figura della donna sarda più impor­tante della nostra sto­ria pas­sata. È giu­sto in que­sto momento di uni­ver­sale – pur tar­divo – rico­no­sci­mento dei valori e delle virtù fem­mi­nili, dal Bra­sile di Dilma Rous­sef alla Bir­ma­nia di Aung San Suu Kyi, dalla Ger­ma­nia di Angela Mer­kel alle nuove figure final­mente emer­genti anche nel pano­rama sociale ita­liano. Per­ché Eleo­nora d’Arborea è una delle poche (e dei pochi) Grandi da inse­rire nel Pan­theon della Sar­de­gna. E se si potes­sero asse­gnare i Nobel alla memo­ria, sicu­ra­mente la giu­di­cessa ori­sta­nese, che ha rega­lato al mondo una delle prime Costi­tu­zioni civili e pro­gres­si­ste, sta­rebbe meri­ta­ta­mente vicina a Gra­zia Deledda.

C’era biso­gno di que­sto libro. Bello per­ché inso­lito. Utile per­ché docu­men­tato come pochi altri. Per­ché – nei per­so­naggi cen­trali ma anche e soprat­tutto in quelli minori – svela segreti che non erano noti. Rac­conta in forma ine­dita e coin­vol­gente il medioevo sardo che rico­no­sceva alla donna un ruolo sociale e diritti civili pari a quelli degli uomini.

L’autrice, in due anni di ricer­che, ha sca­vato nelle pagine di secoli pieni di fascino ma che ancora non ci erano stati resti­tuiti nella loro com­piu­tezza per­ché affi­dati a rico­stru­zioni com­pli­cate, con­torte. E la let­tura delle pagine di sto­ria diven­tava stra­ziante.
Ste­fa­nia De Michele è una gior­na­li­sta, non una sto­rica. Lau­reata in Scienze Poli­ti­che si è occu­pata molto di Emi­lio Lussu e solo negli ultimi anni ha sco­perto la cala­mita che l’ha por­tata ai giorni dei feudi quando “tutto in Sar­de­gna si muove più len­ta­mente, secondo i ritmi dila­tati di una pecu­liare iner­zia sto­rica”. Ed ecco che foglio dopo foglio sem­bra di assi­stere in diretta a una fic­tion sto­rica con la regia di una cro­ni­sta che cono­sce le tec­ni­che fil­mi­che e tele­vi­sive per rac­con­tare i suoi Anna­les. Ci mostra un mondo sco­no­sciuto ai più, anche a chi è stato tra i ban­chi di un liceo o di una uni­ver­sità ma non ha mai potuto fru­gare nei com­por­ta­menti dei nostri ante­nati. […]

Nelle ultime pagine – tra la morte di Eleo­nora e una sin­tesi effi­cace degli arti­coli più moderni della Carta De Logu – l’autrice alza il tono del rac­conto. Che diventa psi­co­lo­gico, sto­rico, socio­lo­gico, cro­na­che di potenti e di umili, di regnanti e sud­diti. Con una qua­lità della scrit­tura ormai inso­lite. C’è ele­ganza nel dire e nel por­gere in que­sto libro. Qua­lità che è ormai rara avis nella sag­gi­stica e nella let­te­ra­tura con­tem­po­ra­nea. Leg­ge­rete natu­ral­mente un libro di sto­ria. Che man­cava. Ste­fa­nia De Michele ha col­mato – con sapienza – una grave lacuna.

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Intervista a Radio Radicale